Il Vulcano Taal si trova sull’isola di Luzon, a circa 100 km a Sud di Manila, la capitale delle Filippine, ed è il secondo vulcano più attivo del paese. Da domenica scorsa infatti ha iniziato a eruttare dopo mesi di inattività sismica, emettendo non solo fumo e ceneri ma anche flussi di lava.

Alberi morti vicino al cratere, nella provincia di Batangas, Filippine, 17 gennaio 2020
(Ezra Acayan/Getty Images)

Ciò ha portato le autorità filippine ad evacuare le circa 50mila persone che abitano in zone pericolose, specialmente nelle province di Batangas e Cavite, e ha allestito 200 campi per accoglierle.

Dopo un’apparente pausa nell’attività eruttiva del vulcano, molti sfollati volevano tornare a casa, ma l’Istituto filippino di vulcanologia e sismologia (Phivolcs) ha segnalato come il rischio di eruzioni più grandi e più pericolose sia ancora alto, affermando che in caso di eruzione “Il magma salirà più velocemente perché non c’è più nulla che gli impedisca di farlo. Qualunque cosa lo stesse bloccando prima è stata rimossa”. La situazione resta dunque drammatica, con intere aree coperte dalle ceneri.

Tutto ciò sta avendo ripercussioni negative sia sull’economia del paese ma anche sulla vita dei cittadini colpiti da questo disastro.

Per quanto riguarda le ripercussioni economiche dell’evento, Il governo filippino ha stimato che l’eruzione avrebbe già provocato danni all’agricoltura, all’allevamento e alla pesca per oltre 53 milioni di euro.

Dal punto di vista umano invece, organizzazioni umanitarie che stanno operando sul campo hanno affermato come alcuni centri di evacuazione siano in stato deplorevole e le persone dormano sul pavimento “freddo e duro senza tappetini”. L’evacuazione improvvisa infatti ha impedito alle persone di portare con sé coperte, beni essenziali per l’igiene, zanzariere e articoli per bambini come i pannolini, oltre al fatto che molti dei bambini piccoli evacuati soffrono di malattie respiratorie come tosse e raffreddore e, dato il numero elevato di persone presenti nelle strutture di emergenza, queste malattie si diffondono rapidamente.

Nel nostro caso, come già accennato su Facebook, siamo stati costretti a sospendere i lavori nelle 13 scuole dell’Isola di Mindoro, e la nostra project manager incaricata sul campo, Anna Orlando, ha dovuto evacuare la zone a seguito dell’invito della Farnesina ad “evitare spostamenti in prossimità delle regioni di Batangas e Cavite, dove è stato dichiarato lo stato di calamità naturale per la presenza di nubi di cenere, che possono causare problemi respiratori”.

Ci auguriamo che presto la situazione torni alla normalità e di poter ricominciare il nostro lavoro, ma soprattutto che i filippini possano ritornare nelle loro case con la serenità e la forza necessaria per poter ricominciare.

Tanauan, provincia di Batangas, Filippine, 17 gennaio 2020
(Ezra Acayan/Getty Images)

Tag:, , Last modified: 31/01/2020