Il primo caso di COVID-19 nelle Filippine è stato registrato il 30 gennaio 2020 da parte di una donna di nazionalità cinese. Da allora, il virus si è diffuso velocemente e oggi si contano circa 6000 casi di cui circa 400 morti. Probabilmente i numeri di malati effettivi sono più alti, dal momento che i test vengono eseguiti solo sui ricoverati in ospedale. Il maggior focolaio si trova nella regione di Metro Manila, dove la capitale Manila è situata. Tuttavia, tutte le 17 regioni sono state fortemente colpite dal virus e sono prevedibili futuri contagi.

Al fine di combattere l’epidemia, il Congresso filippino ha concesso alcuni poteri speciali al Presidente Duterte, il quale ha ordinato di chiudere i confini municipali, interrompere il lavoro di molte aziende e ha creato un sistema di controllo molto rigido, secondo il quale poliziotti e officiali locali sorvegliano le città e limitano i movimenti non indispensabili delle persone attraverso numerosi check point. E’ stato anche vietato l’uso delle barche, che nel paese costituito da più di 7.000 isole, sono il principale mezzo di comunicazione e spesso quello che permette l’accesso al cibo attraverso la pesca. Inoltre c’è divieto di vendere alcool, al fine di evitare che i cittadini possano abusarne in un periodo di inattività. Ai militari sono stati concessi pieni poteri di arrestare coloro i quali violano queste restrizioni e di sparare in caso di disubbidienza.  Human Rights Watch sta denunciando queste rappresaglie, purtroppo inutilmente, come durante la  famosa “guerra alla droga”.

La pandemia di COVID-19 sta colpendo maggiormente i poveri e sta facendo emergere le diseguaglianze sociali della società filippina. I più vulnerabili sono sicuramente i numerosi senza tetto e i poveri delle zone rurali e costiere, che non hanno accesso all’igiene di base e all’assistenza sanitaria. Il governo sta impegnando le proprie risorse in misure punitive al fine di assicurare la quarantena, non considerando l’impatto che queste disposizioni e scelte governative possono avere sulla parte più esposta e vulnerabile della società.

Numerosi enti locali e internazionali si sono quindi mobilitati e stanno aiutando il Paese fornendo beni di prima necessità come acqua, cibo e apparecchi sanitari. Inoltre, chiedono al governo di focalizzare la propria attenzione sulla protezione del diritto alla salute come diritto fondamentale per tutti gli esseri umani, piuttosto che sulle misure punitive per coloro i quali violano il coprifuoco della quarantena. Anche noi di Kito Onlus, tramite la nostra Field Manager Anna Orlando, ci siamo attivati e stiamo distribuendo cibo e prodotti sanitari alle famiglie in difficoltà nell’isola di Mindoro, per far sentire loro il nostro supporto in questo momento di emergenza sanitaria globale.

Tag:, , , , Last modified: 17/04/2020