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Tempo di elezioni in Myanmar

Il Myanmar tiene il fiato sospeso in attesa dei risultati finali dello scrutinio elettorale, anche se il partito della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) di Aung San Suu Kyi ha lasciato il mondo ad occhi aperti, portando a casa un risultato strepitoso. Infatti, come ha dichiarato la leader del partito in un’intervista alla BBC, pare che il 75% dei seggi sia stato ottenuto da NLD. In ogni caso, i risultati ufficiali non saranno resi noti prima del finesettimana, in quanto lo scrutinio dei voti sta procedendo lentamente. Per ora, ci uniamo alla folta schiera di organismi internazionali nel congratularci con il Paese per aver portato avanti le elezioni in modo pacifico, libero ed equo.

Persone festeggiano i risultati delle elezioni, Myanmar.

Persone festeggiano i risultati delle elezioni sotto la pioggia, in Myanmar.

Questo è un dei più grandi avvenimenti nella storia moderna del Myanmar, la quale sta assistendo a quelle che vengono definite le elezioni più democratiche degli ultimi decenni. Per ora, la Commissione Elettorale ha ufficializzato i risultati di circa il 30% dei seggi, confermando come Aung San Suu Kyi abbia vinto nel suo seggio, guadagnandosi l’elezione al Parlamento.

In questo frangente, la missione elettorale dell’Unione Europea è stata la principale, accompagnata da molte altre presenti nel Paese – come ad esempio quella portata avanti dal Carter Institute. Ieri, i rappresentanti della missione UE hanno confermato, a mezzo conferenza stampa, la legittimità e la trasparenza del processo elettorale appena conclusosi.

Uno dei grandi scogli che il nuovo governo si troverà ad affrontare è la componente multi-etnica del Myanmar, la quale risulta in tensioni tra le minoranze musulmana e cristiana e la maggioranza buddhista del Paese.

In questo contesto, la persona del momento è Aung San Suu Kyi, figlia del Generale Aung San e eroe dell’indipendenza del Myanmar, la quale ha vinto un Premio Nobel per la Pace nel 1991 grazie al suo impegno per promuovere la democrazia e la pace nel suo Paese. Proprio a causa della sua lealtà alla causa, ha speso circa 20 anni agli arresti domiciliari, continuando a combattere per i suoi ideali fino ad oggi, giorno in cui la speranza di una nuova era per il Myanmar si accende. Comunque, al contrario di quanto si crede, Aung San Suu Kyi non potrà assumere al carica di Primo Ministro: una clausola nella Costituzione del Paese le impedisce di accettare l’incarico, dal momento in cui è stata sposata ad uno straniero e ha figli con una cittadinanza diversa rispetto a quella Birmana. Tale specifica condizione potrà essere modificata solo con l’approvazione di almeno il 75% dei voti in Parlamento, percentuale difficile da raggiungere senza il consenso e il supporto delle frange militari. Infatti, l’esercito rimane un pilastro del governo birmano, dal momento in cui esso viene obbligatoriamente rappresentato in Parlamento da un gruppo di seggi legalmente garantito.

In ogni caso, Aung San Suu Kyi –  o Amay Suu (Madre Suu), come viene chiamata a Yangon – è una figura amata e rispettata nel Paese. Il popolo spera in un cambiamento e crede nei principi della “democrazia”. Per due interi giorni la città di Yangon è stata palcoscenico di festività, con bandiere rosse e simboli di NLD a ricoprire l’orizzonte: nemmeno le pesanti piogge hanno potuto fermare la folla dal radunarsi di fronte alla sede del partito NLD per assistere in diretta allo spoglio delle schede.

Il percorso verso il cambiamento rimane lungo, ma oggi possiamo tutti sperare in un futuro migliore.