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RICOSTRUIRE NELL’ANTIFRAGILITÀ. Contributo della nostra Field Assistant Anna Orlando

La ricostruzione della scuola elementare di Banilad inizia nel 2016,quando vengono demoliti i resti della vecchia struttura e posate le fondazioni e i ferri di armatura delle colonne. Con l’inizio di ottobre 2017 Kito Onlus riapre il cantiere ed io, Anna Orlando, architetto e ingegnere, vengo incaricata a lavorare a questo progetto come volontaria e membro di Architetti Senza Frontiere. Al mio arrivo trovo la vegetazione che si è impossessata selvaggiamente del sito e i ferri esposti attaccati dalla salsedine. Sento la perdita di speranza da parte delle persone che vivono tutti i giorni il villaggio, la comunità, la scuola: mentre Kito Onlus lavora dietro a delle carte e affronta delle complicate procedure burocratiche degne di qualsiasi acrobata, le madri del villaggio accompagnano i figli a scuola passando sempre davanti allo stesso immutato scenario. E’ necessario spiegare alla comunità i nostri sforzi dall’altra parte del mondo per aiutarli, far rinascere l’entusiasmo e l’energia sufficiente per far ripartire il tutto. Riapriamo dunque, ripartiamo!

ph_2017_anna orlando (5) Anna e i bambini della scuola di Banilad

Cosa serve per ‘fare’ un cantiere? Ci vuole il materiale, i lavoratori, i mezzi, ma anche tanta pazienza e, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, la consapevolezza dell’impossibilità di seguire una linea temporale precisa, una precisa organizzazione. Moltissime volte ti trovi in situazioni complicate che sembrano impossibili da risolvere nonostante tutto fosse programmato nel minimo dettaglio. In questi casi bisogna saper dare tempo al tempo. Ti siedi e aspetti che tutto quello che hai organizzato trovi il suo tempo di esistere, di accadere e materializzarsi. Perché poi tutto arriva, e tutto in una volta, i materiali che hai ordinato, il camion di sabbia donata dal sindaco, il cocco tagliato, i chiodi, il cemento. Intanto vado nelle classi a presentarmi, “Hi! I am an Architect, I come from Italy, dite ai vostri genitori di venire ad aiutarci a costruire la vostra futura scuola”. E che meraviglia quando poi i genitori arrivano davvero, e lavorano e ridono, le pale, la sabbia, i vecchi sacchi di cemento per trasportarla. I volontari sono così tanti che ti commuovono. E sono timidi, all’inizio, ma continuano a tornare. Spieghi loro che se lavoriamo tutti insieme la scuola crescerà più in fretta. E mentre lavori con tutti loro capisci che non stai solo costruendo una scuola, ma relazioni e contenuti.

Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con molte persone durante il percorso di cantiere, tutte accomunate da un supporto costante. Una di queste mi dice: “Kito Onlus è venuta fin dall’Italia per aiutare il nostro popolo, il minimo che possiamo fare è aiutare voi, come possiamo”.Grazie a questa spinta la scuola ha continuato a crescere fino ad oggi, nel corso della mia presenza ad ottobre e a novembre e durante la mia assenza a dicembre, nonostante le feste di Natale e nonostante la pioggia incessante che cadeva come lastre di vetro. Tornata qui a gennaio ho ritrovato routine, famiglia, amici ed un popolo capace, con una naturalezza stupefacente e in gran parte inconsapevole, di superare le catastrofi. Qui si parla spessissimo di resilienza.Forse, il popolo filippino, più che essere resiliente, è antifragile: «L’antifragile sotto stress si trasforma e accresce la sua capacità di rispondere agli eventi. Il resiliente resiste agli shock e rimane lo stesso: l’antifragile migliora grazie a quello.» (Antifragile. Prosperare nel disordine, Nassim Nicholas Taleb, 2012)

-Anna Orlando, Architetto e Ingegnere Edile, Kito Onlus Field Assistant

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Anna e il sindaco di Pinamalayan Aristeo Baldos Jr.

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Anna e Paola Vecchiato, Presidente di Kito Onlus.