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Kito Onlus e la Carta di Trento – Parte 1

La cooperazione internazionale è un processo che richiede continui ripensamenti e adattamenti per far fronte ad un mondo in continuo mutamento. Con questa consapevolezza, diversi attori di cooperazione allo sviluppo hanno deciso di creare la Carta di Trento “per una migliore cooperazione”. Dal 2008 al 2015 la Carta di Trento si è occupata degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio ONU, avanzando per ciascuno delle riflessioni inerenti alla cooperazione internazionale.

Con questo post, che per ragioni di lunghezza divideremo in due parti, vi proponiamo una valutazione dell’attività di Kito Onlus inserendola nel contesto della Carta di Trento. In questa prima parte, seguendo l’ordine Carta, poniamo l’attenzione sugli obiettivi di sviluppo sostenibile dall’8 al 6.

8.Lavorare insieme per lo sviluppo umano

Nel prendere in considerazione l’ottavo obiettivo di sviluppo la Carta di Trento sottolinea come sia indispensabile saper “leggere il presente” e intervenire di conseguenza. E il presente richiede di puntare sulla “relazione”: la cooperazione è – o almeno, dovrebbe essere – un processo in grado di coinvolgere la comunità di beneficiari e le risorse locali, investendo nel capitale umano e sociale di tutti i soggetti coivolti. Solo così le trasformazioni possono essere sostenibili, efficaci e a lungo termine, capaci di perdurare oltre il momento dell’emergenza o del conflitto. Il coinvolgimento di persone e risorse locali nei progetti di Kito Onlus è da considerarsi una costante. Un chiaro esempio è riscontrabile nel Cash for Work, tipologia di progetto che prevede il coivolgimento della popolazione locale in lavori di pubblica utilità e tramite il quale nel 2013 sono state ricostruite alcune aule della scuola di Tanza, precedentemente distrutte da un tifone. Tale modo di operare è esattamente ciò che si intende per andare oltre l’azione (il progetto) andando a puntare sul processo (la relazione). La popolazione locale è stata anche coinvolta nella costruzione dell’Health Center di San Francisco (2015-2016) e membri della comunità sono attualmente impegnati nel progetto di ricostruzione della Scuola Elementare di Banilad.

7.Migliorare la qualità della vita e il rispetto dell’ambiente

Coscienti dell’importanza del patrimonio ambientale, non solo semplicemente e ovviamente per garantire la sopravvivenza dell’umanità sulla terra ma anche per preservare l’equilibrio nelle diverse realtà territoriali, e altresì coscienti delle ripercussioni dell’attività umana sulla natura, la Carta di Trento sottolinea l’importanza ora più che mai di “ri-attivare l’immaginazione collettiva per vedere orizzonti futuri non predatori nei confronti dell’ambiente naturale”: nell’ambito della cooperazione, la tutela dell’ambiente deve diventare un tema trasversale ad ogni attività e progetto. Operando principalmente in un Paese regolarmente sottoposto a catastrofi naturali quale è la repubblica delle filippine, Kito Onlus conosce bene l’importanza di preservare l’equilibrio esseri umani/natura, regolando il proprio operato di conseguenza. Una prova? Il Kito-Hut è stato ideato come energicamente autosufficiente grazie a dei pannelli fotovoltaici installati sul tetto e a batterie ad accumulo che conservano l’energia durante le ore notturne. Anche l’Health Center di San Francisco possiede un sistema fotovoltaico/accumulatore di energia ed è un esempio di green building in quanto nella sua realizzazione sono stati utilizzati materiali locali ed è stato fatto in modo che le caratteristiche del suolo non venissero compromesse – un modello di sostenibilità ambientale oltre che di efficienza.

6.Combattere l’aids, la malaria e altre malattie

Sebbene l’obiettivo di Sviluppo numero 6 citi espressamente determinate patologie che richiedono particolare attenzione, la Carta di Trento precisa come d’altra parte sia “necessario che la cooperazione internazionale ponga l’accento più in generale sulla salute come qualità di vita, accessibilità e diritto”. Si tratta quindi di pensare la salute non come assenza di malattie ma come benessere dell’individuo questo dovrebbe avvenire attraverso il “rinforzo dei sistemi sanitari locali” e partire dai bisogni delle comunità e dalle risorse a disposizione, in modo che ogni realtà locale abbia gli strumenti necessari per confrontarsi con le proprie necessità.

L’intervento e le attività di Kito in ambito sanitario sono di lungo corso, è preoccupata non solo di rispondere alle emergenze ma di consegnare nelle mani dei beneficiari gli strumenti necessari per un miglioramente delle condizioni sanitarie nel lungo periodo. Dalla Kito Health Unit, ai corsi di salute, igiene e prevenzione (2014-2016), alla costruzione del Centro Medico di San Francisco, fino all’implementazione del software Open Hospital installato nell’ Health Center con relativo training di formazione per il personale medico, Kito Onlus ha operato mettendo al centro i bisogni delle comunità locali, provvedendo a fornire educazione sanitaria e formazione, rinforzando i sistemi sanitari locali e facilitando l’accesso ai servizi – in linea cioè con le azione prioritarie identificate dalla carta di trento.

A presto per la seconda parte dell’articolo!

mdgs,