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Emergenze in Italia: danni sproporzionati e l’importanza della prevenzione

Spesso abbiamo parlato dei disastri naturali che colpiscono le Filippine, tra cui tifoni, terremoti ed eruzioni vulcaniche. Ma anche l’Italia è un paese di frequente soggetto a emergenze causate dal verificarsi di eventi naturali. Tra questi, il terremoto di magnitudo 6.0 sulla Scala Richter che mercoledì 24 agosto 2016 ha colpito il Centro Italia. L’attività sismica non è ad oggi ancora definitivamente cessata, poiché da allora sono state registrate fino a 5000 repliche di terremoto.

I primi dati sull’attività sismica in Italia risalgono a 2500 anni fa e si calcola che in media si verifichi un evento sismico disastroso una volta ogni 5 anni. Secondo i dati della protezione civile, la penisola è uno dei paesi a maggior rischio sismico nel Mediterraneo, per via della sua posizione geografica, situata tra la zolla africana e quella eurasiatica e per il suo essere un territorio geologicamente giovane e soggetto a scosse di assestamento. Ma non solo terremoti, l’Italia è interessata anche da altri tipi di calamità naturali: il rischio vulcanico, sebbene meno frequente e devastante di quello sismico, rappresenta un pericolo soprattutto per le aree più densamente popolate e il dissesto idrogeologico, che porta a frane (oltre 200 eventi nel 2015) e alluvioni (le aree ad alta pericolosità idraulica interessano 12.218 km² del territorio) è diffuso capillarmente sul territorio italiano (vedi il Rapporto 2015 dell’ ISPRA sul dissesto idrogeologico in Italia). L’Italia è inoltre a rischio maremoti e incendi; questi ultimi sono responsabili della distruzione del 12 % del patrimonio forestale italiano.

Alcuni di questi disastri naturali, i terremoti per esempio, non si possono prevedere, ma tutti, in ogni caso, sono influenzati nel bene e nel male dall’attività umana; per entrambi i motivi, entra in gioco l’importanza della prevenzione. Purtroppo ciò che viene rimproverato all’Italia, anche all’estero, è proprio il basso grado di preparazione di fronte alle emergenze e il tipo di risposta che generalmente viene dato. La conseguenza è che generalmente i danni non sono proporzionati alla gravità del disastro naturale che li ha causati. Questo articolo sottolinea le critiche principali in relazione al terremoto del 24 agosto: non è mai stato messo in atto un piano nazionale per la prevenzione sismica, le norme edilizie sono permissive, gli edifici sono vecchi e non sono mai stati messi in sicurezza. Anche il geologo Mario Tozzi sostiene che “in un paese avanzato una scossa di magnitudo 6 non provoca crolli e vittime” e che “in Giappone e in California con una scossa simile a quella di Amatrice c’è soltanto un po’ di spavento ma non crolla nulla”. Certo, anche i paesi in via di sviluppo potrebbero però essere presi ad esempio per l’attenzione alla prevenzione e alla gestione del rischio. Un esempio a proposito sono le National Simultaneous Earthquake Drills organizzate nelle Filippine, simulazioni di terremoto organizzate dal governo a livello nazionale e di cui abbiamo parlato qui; queste sono essenziali nel preparare la popolazione ad un pericolo che, sebbene imprevedibile, è destinato prima o poi ad accadere. Anche per la risposta alle emergenze possiamo continuare a guardare alle Filippine. Queste sono infatti testimoni dell’utilità che può avere una unità mobile per le emergenze: la Kito HUT, infatti, energicamente sostenibile grazie alla presenza di pannelli fotovoltaici installati sul tetto e di utilizzo immediato, senza bisogno di professionisti che provvedano all’assemblaggio, ha rivelato la sua importanza nel contesto post-emergenza.

Ogni territorio è diverso ma ciò non significa che l’Italia non possa prendere a modello quelle azioni che in contesti simili si sono rilevate estremamente valide.

Amatrice, 24 agosto 2016 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

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