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Cambiamento climatico: l’uragano Irma ed il nubifragio di Livorno

“Irma” è l’uragano più forte che sia mai stato registrato nella zona dell’ Oceano Atlantico. In pochissimi giorni ha spazzato via intere isole per poi cominciare a dirigersi in Florida. Questo uragano è considerato anche più potente di “hurricane Andrew” che ha devastato Miami nel 2012.

Guardiamo al perchè di questo fenomeno…

Molti studiosi hanno cercato di spiegare il motivo per cui questi fenomeni climatici estremi si sono moltiplicati negli ultimi decenni.

Il motivo principale è che le superfici del mare- a causa del “global warming”- hanno raggiunto temperature estremamente alte, le quali creano condizioni assai favorevoli per uragani come “Irma” ed il suo predecessore “Harvey”. Perchè? Perchè più il calore aumenta, più “l’energia” per questa tipologia di fenomeno cresce, in quanto la maggiore quantità di vapore acqueo rilasciata si trasforma in piogge assai consistenti.

Neanche l’Italia è esente da fenomeni simili..

Purtroppo, non è necessario parlare degli Stati Uniti per avere esempi pratici del cambiamento climatico. Solo nel 2017, infatti ci sono stati in Italia nove disastri naturali senza contare il nubifragio di ieri a Livorno durante il quale ci sono state sei vittime e due dispersi.

Un po’ di dati

La cosa certa è che i fenomeni naturali non progrediscono secondo una logica ripetitiva, ma da ciò che si è potuto notare negli ultimi 15 anni (soprattutto) questi tendono ad accrescere la propria forza in maniera esponenziale. Il direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa ha recentemente dichiarato “negli ultimi 30 anni ci siamo mossi in un territorio eccezionale, mai visto negli ultimi mille anni”. In particolare, giugno 2017 – secondo il National oceanic and atmospherical administration degli USA- segna il 41° giugno consecutivo con temperature al di sopra della media del XX secolo.

Ancora, i mesi più caldi del 2017 (maggio- agosto) sono stati caratterizzati da fenomeni quali mancanza di acqua nei campi agricoli, bacini d’acqua dolce secchi. Mari ed oceani, innalzandosi, hanno coperto terre abitate, quantità indecenti di rifiuti inquinanti sono finite nel ventre della terra o di pesci avvelenati a causa della plastica.

Certamente, le conseguenza sociali sono e saranno devastanti. Basti pensare ai 200 milioni di sfollati per ragioni ambientali dal 2008 al 2015, e alla stima di sessanta milioni di persone – fatta dall’UNCCD- che potrebbero spostarsi dalle aree desertificate dell’Africa subsahariana verso il Nord Africa o Europa. Le Filippine, l’India ed il Bangladesh sono considerati i paesi in assoluto più colpiti al mondo da disastri naturali come tifoni ed uragani.

Fatte queste considerazioni circa gli ultimi avvenimenti ed i dati sopra citati, una delle conclusioni che si potrebbe trarre è la necessaria nuova impronta di cui l’ambientalismo tradizionale ha bisogno, indirizzato più ai valori di promozione ed inclusione sociale, sviluppo e crescita equi e umani.