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Cambiamenti climatici: la risposta di Kito Onlus

Ha provocato tristezza e indignazione nei giorni scorsi la foto scattata da Paul Nicklen raffigurante un orso polare sfiancato dalla fame nell’Artico canadese. Un’immagine simbolo degli effetti dei cambiamenti climatici, che stanno distruggendo gli habitat naturali, e che nelle parole del fotografo può servire a “buttare giù i muri dell’apatia”. Perché “le soluzioni ci sono”, continua Nicklen, “dobbiamo ridurre la nostra impronta ambientale, mangiare il cibo giusto, smettere di tagliare le nostre foreste e iniziare a mettere il Pianeta – la nostra casa – al primo posto”.

Oggi, 12 Dicembre 2017, delle soluzioni a livello globale verranno effettivamente cercate. A distanza di due anni dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, il presidente francese Emmanuel Macron, il Presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, e il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, si riuniscono sempre a Parigi per fare il punto della situazione riguardo alla questione dei cambiamenti climatici: il One Planet Summit è oggi il momento per i leader mondiali, ma anche per esponenti del settore della finanza, per discutere degli sforzi globali necessari a combattere i cambiamenti climatici, le cui conseguenze riguardano l’intero pianeta ma con un impatto diverso, non solo tra le diverse regioni del mondo ma anche all’interno di una stessa comunità. Un recente documento del Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali (UN/DESA) riguardo a cambiamenti climatici e disuguaglianza sociale dimostra l’esistenza di un circolo vizioso: la disuguaglianza di partenza porta i gruppi più vulnerabili della popolazione a soffrire in modo sproporzionato a causa dei cambiamenti climatici e ciò risulta in una ulteriore disuguaglianza. Quando poi gli effetti dei cambiamenti climatici si intersecano con quelli provocati dai conflitti, i risultati sono ancora peggiori. Ad esempio a Mindanao nelle Filippine, zona segnata da ostilità di tipo sociale ed etnico e da un incremento del numero di tifoni e alluvioni, la povertà e la perdita di terreni coltivabili portano alla mancanza di cibo. Donne e ragazze in particolare risentono di questa situazione perché, trovando lavoro più facilmente degli uomini, sono costrette a migrare per trovare un impiego e questa migrazione in tempi di conflitto porta con sé i rischi di tratta di esseri umani, abusi sessuali e prostituzione.

Che le Filippine siano tra i Paesi più vulnerabili quando si tratta di cambiamenti climatici Kito Onlus lo può constatare direttamente. E cosciente di ciò provvede ad integrare nei progetti una attenzione particolare per la questione ambientale e per le fasce più vulnerabili della popolazione. Fa ciò costruendo strutture energicamente sostenibili, promuovendo l’utilizzo di risorse e manodopera locali, favorendo e incoraggiando l’occupazione femminile e limitando gli sprechi. Per avere un’idea del nostro modus operandi, vi invitiamo a leggere qui come Kito Onlus abbia costruito una struttura che è un vero e proprio esempio di green building!

E per concludere, ricordiamocelo, abbiamo un solo pianeta, e nessun piano B.

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©United Nations Climate Change