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Le conseguenze del tifone Nona a Pinamalayan

La parte orientale dell’isola di Mindoro, nelle Filippine, è stata colpita duramente dal Tifone Nona (leggi qui il nostro articolo). Secondo un articolo pubblicato da Ripple il 7 gennaio, infrastrutture, case, bestiame, il settore agricolo, e l’industria ittica hanno subito danni per un totale di 4 miliardi di Pesos Filippini. Nonostante la prontezza del Governo Provinciale nel distribuire poveri pacchi di soccorso subito dopo l’accaduto, non si può dire lo stesso per il ri-allacciamento della corrente elettrica. Non è ancora chiaro, infatti, se anche le barangays periferiche siano riuscite ad ottenerla, come alcune della provincia di Pinamalayan. La città di Pinamalayan, costituita da 8 barangay urbane e 29 rurali, è stata una delle aree ad accusare conseguenze più serie. Dopo il tifone, infatti, è stata vittima di inondazioni critiche che hanno inoltre causato delle frane. La situazione rimane tuttora preoccupante. Nella municipalità di Pinamalayan, le famiglie colpite dall’evento sono state 15.886, gli individui 66.341, mentre le case completamente danneggiate 10.428 e quelle parzialmente 4.098. Normandy L. Miraflor, un insegnante e volontario che abita nella città di Pinamalayan, sottolinea che la provincia ha bisogno di aiuti. Ci ha inoltre inviato le foto che seguono, scattate dopo l’avvenimento, come testimonianza. Kito Onlus sta valutando delle strategie per un intervento sul luogo.

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Buon Natale dalle Filippine!

Come il nostro Presidente può testimoniare dopo aver trascorso l’ultimo periodo nelle Filippine, i filippini amano il Natale. Infatti, non è raro poter imbattersi già a settembre in alberi di Natale lungo le strade, cameriere indossare berretti natalizi al ristorante o notare neve artificiale sparsa un po’ ovunque.

Certamente una delle ragioni per cui il Natale è considerato essere la festività più importante nel Paese è l’alta percentuale di cattolici presenti, che raggiunge e supera l’80% della popolazione classificandosi la più alta tra i paesi asiatici. Ad ogni modo, nonostante le tradizioni natalizie filippine si siano ampiamente modellate su quelle occidentali, in particolare americane e spagnole, l’arcipelago asiatico riesce comunque a dare il suo tocco alle celebrazioni.

Simang Gabi e Noche Buena sono, per esempio, alcuni degli appuntamenti natalizi più significativi. La prima inaugura la stagione natalizia con nove giorni di messe celebrate all’alba. Questa tradizione ha infatti origine nelle aree rurali del paese, dove in passato la messa aveva luogo alle quattro del mattino poiché altrimenti i contadini non avrebbero potuto parteciparvi, essendo dicembre il periodo di raccolto. Questa abitudine è osservata ancora oggi, e si è espansa anche alle aree urbane dove gli abitanti sono soliti, per l’occasione, partecipare a messe notturne.

Noche Buena, invece, è il loro modo di chiamare la vigilia di Natale. Per festeggiarla, i filippini lasciano le proprie abitazioni aperte ad amici, familiari e vicini che possono così passare in visita liberamente per gli auguri natalizi ed assaggiare uno dei numerosi piatti tradizionali cucinati appositamente.

Sono molti a pensare che le Filippine hanno una delle stagioni di Natale più lunghe al mondo…e Kito Onlus non può che concordare!

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La costruzione di case anti-tifone

Come sappiamo le Filippine sono un paese soggetto a disastri naturali quali i tifoni, ma sono state colpite anche da gravi terremoti nel corso della storia. Entrambi gli eventi possono portare alla distruzione di case e altre costruzioni, oltre che avere conseguenze addirittura più estreme. Ad ogni modo, tutti noi possiamo immaginare quanto possa essere difficile perdere la propria casa, ma se questo succedesse addirittura più volte? È questo il rischio in cui incorrono le famiglie filippine quando costruiscono (e ricostruiscono) le proprie abitazioni senza osservare standard che le rendano anti-disastro, ed è proprio questo che Kito Onlus vuole impedire.

Innanzitutto, abbiamo intenzione di osservare regole molto rigide nella costruzione del nuovo Health Center a San Francisco Isole Camote, in modo da renderlo anti-tifone ed anti-sismico.

In secondo luogo, vogliamo approfittare di questa occasione per includere tra i beneficiare dei training sulla prontezza di risposta a tifoni e terremoti anche gli uomini impegnati nella costruzione: saranno proprio loro ad imparare come si costruisce una casa sicura a prova di disastro. Costruire case più sicure e solide, infatti, è un aspetto essenziale della prevenzione ai disastri ambientali, e questo progetto di Kito Onlus non avrà solo un impatto positivo sulla risposta dei Barangays ai disastri, ma impartirà anche a questi uomini un’abilità in più da poter spendere in diversi modi.

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Questo progetto fa parte dei “training sulla prevenzione” che Kito Onlus è solita offrire. Uno di questi, per esempio, si è svolto in una scuola elementare a dicembre, dove si sono eseguite delle dimostrazioni su come comportarsi in caso di terremoto o tifone.

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La conclusione della COP21

La COP 21 è finita il 12 dicembre con l’ Accordo di Parigi. Quest’ultimo è un accordo globale non vincolante che entrerà in vigore dal 2020 se sarà ratificato da almeno 55 Parti, qualora rappresentino almeno il 55% del totale delle emissioni dei gas serra.

L’accordo segna un momento storico importante. Erano in molti, infatti, a non credere che i negoziati avrebbero condotto a un risultato. Le trattative invece sono durate giorno e notte negli ultimi giorni della conferenza, portando ad un compromesso che sul piano politico rappresenta un successo insperato, nonostante gli scettici siano ancora molti.

Gli obiettivi proposti dall’accordo sono molti. Innanzitutto, si mira a mantenere l’aumento della temperatura “bene al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali”, che avrebbero comunque un impatto molto forte sull’ambiente. Nel testo si menziona, infatti, la volontà di compiere “sforzi per limitare l’aumento a 1.5°C”, come voluto fortemente dai paesi più colpiti dal fenomeno.

È riconosciuta alle Parti la responsabilità di implementare piani di azione nazionali, che è quantomeno importante poiché gli effetti del cambiamento climatico assumono forma diversa di luogo in luogo, e quindi è solo con un approccio locale che possono essere affrontati efficacemente. I piani dovranno essere riesaminati ogni cinque anni, ma non è stato stabilito un meccanismo di controllo internazionale che ne verifichi la validità o l’implementazione.

Ad essere inserita nell’accordo all’art. 8 è anche la questione dei “Loss and Damage” (nda. perdite e danne), già emersa durante la COP di Varsavia, relativa alle perdite e danni residuali che si verificano nei paesi più vulnerabili nonostante le azioni condotte su adattamento e mitigazione. Ciononostante, non potrà essere una base giuridica cui appellarsi per ottenere una compensazione da parte dei colpevoli storici dei cambiamenti climatici, ovvero i paesi industrializzati.

Il finanziamento previsto per la promozione di attività nella lotta al cambiamento climatico è di 100 miliardi annui, che dovrebbero essere stanziati dai paesi sviluppati. Si tratta di una quota molto al di sopra di quelle finora investite, e che si spera sarà rispettata.

In conclusione, il testo dell’Accordo di Parigi è indubbiamente un risultato ammirabile paragonandolo a quelli precedenti, ma il discorso su come saranno raggiunti tali obiettivi rimane aperto. Saranno indubbiamente necessari cospicui investimenti nell’energia sostenibile, parallelamente ad una diminuzione sostanziale dell’uso di combustibili fossili. Soprattutto, il tempo impiegato per ottenere risultati avrà un ruolo chiave: si dovrà essere imprescindibilmente veloci.

Infine, lo stile di vita della società dei consumi non potrà che essere rivisto, per tracciare un nuovo percorso che ci permetta di garantire un futuro, o la semplice esistenza, delle generazioni a venire.

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Il tifone Nona

Il suo nome è Melor, ma è comunemente conosciuto come Nona nelle Filippine: è l’ultimo tifone che sta colpendo l’arcipelago asiatico dal 14 dicembre. Nonostante novembre e dicembre siano parte della stagione secca,non è la prima volta che negli ultime anni le Filippine sono colpite da un tifone in questo periodo dell’anno. Come non pensare, quindi, che questo sia un effetto del cambiamento climatico?

Così, essendo sempre potenzialmente ed imprevedibilmente in pericolo, le Filippine stanno migliorando con successo il loro sistema di disaster management, in modo da poter agire velocemente ed efficientemente durante le operazioni di evacuazione e salvataggio (leggi questo articolo).

Anche stavolta la zona più colpita dal tifone è stata quella di Samar Nord. Infatti, finora sono state evacuate circa 724,839 persone, ma il numero di vittime è ancora incerto. Ciò che è sicuro, invece, è che le vite degli abitanti delle Filippine sono costantemente in pericolo.

Typhoon Melor (Nona)

 

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