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ACQUA E SERVIZI NELLE FILIPPINE, un diritto negato

Il 28 luglio 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta una risoluzione che riconosce il diritto umano all’ acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, in quanto entrambi indispensabili per garantire una vita umana dignitosa e per la realizzazione di tutti gli altri diritti. Eppure, secondo Water.org al mondo 1 persona su 10 non può usufruire di acqua potabile e 1 su 3 non ha accesso ai servizi igienico-sanitari. In alcuni Paesi la situazione è particolarmente drammatica; le statistiche OMS del 2014 hanno infatti registrato nella Regione del Pacifico Ovest 94,000 morti causate da malattie e complicazioni legate alla mancanza di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari. Sempre Water.org stima che nelle Filippine siano 26 milioni le persone che non possono godere di tali servizi. Una situazione dovuta a diversi fattori tra cui l’urbanizzazione, la crescita della popolazione e l’inquinamento ambientale e che si aggrava in seguito ai disastri naturali, dato l’impatto che questi hanno sulla disponibilità e sulla distribuzione delle risorse. Nel Paese la scarsità di acqua potabile e, di contro, il largo uso che viene fatto di acqua contaminata dà luogo ad una situazione che sembra impensabile nel 2016. “L’acqua non sicura uccide ogni anno più delle guerre”, La mancanza di acqua pulita e di servizi uccide 55 persone al giorno nelle Filippine”, “Diarrea causata da acqua contaminata ha ucciso 9 persone in Zamboanga City”: così titolano alcuni degli articoli pubblicati negli ultimi anni in relazione al tema dell’acqua nelle Filippine. Nell’aprile di quest’anno, inoltre, il sindaco di Cebu City, Mike Rama, ha proclamato uno stato d’emergenza in seguito alla preoccupante scarsità d’acqua che ha colpito il 98% dei residenti della città (vedi qui). Secondo la European Chamber of Commerce of the Philippines entro il 2025 le Filippine potrebbero rimanere completamente senza acqua potabile.

Ma una situazione del genere non deve per forza essere senza speranza. Certo, è necessaria un’azione immediata, portata avanti di concerto da diversi attori nazionali e internazionali per un miglioramento della sicurezza, della gestione e dell’accesso all’acqua. E attività volte a questo scopo non mancano: per esempio, la United States Agency for International Development (USAID) sta portando avanti il progetto quadriennale #BeSecure, per gestire in modo appropriato la domanda di acqua potabile e servizi. Ma soprattutto, è alla popolazione filippina che si richiede la maggiore collaborazione nonostante le difficoltà, affinché sia pronta ad imparare a conservare l’acqua e a ridurre gli sprechi e l’inquinamento.

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