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23/05/2017: imposizione della legge marziale nelle Filippine

In un Paese, l’approvazione della legge marziale viene sancita dal Capo di Stato che decide di porre alcune aree o l’intera nazione sotto il controllo delle Forza Armate Nazionali. Solitamente, l’imposizione di tale legge comprende, tra le altre cose, il coprifuoco e la sospensione del Codice Civile nazionale e di tutti i diritti civili e diritti umani in generale. Il tipo di violazione più diffusa è quella del principio dell’ “habeas corpus” che, stabilendo l’illegalità della detenzione arbitraria da parte di uno Stato, viene ignorato considerata la natura militare di ogni tribunale.

Il 23 maggio 2017, il Presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha imposto la legge marziale nella zona di Mindanao a causa della escalation di conflitti a Marawi City, una zona sotto il controllo del Gruppo Maute. Tale Gruppo è stato fondato dai fratelli Abdullah e Omar Maute nel 2013, è un movimento jihadista ed ha giurato fedeltà all’ISIS nel 2016. L’annuncio di Duterte è giunto da Mosca, da dove ha dichiarato che, nonostante la legge marziale fosse valida solo nell’area di Mindanao, potrebbe essere estesa al resto del Paese per motivi di “sicurezza nazionale”.

Ma chi è davvero Duterte? “The Punisher” è il soprannome che il Time Magazine gli ha attribuito a causa della sua politica di tolleranza zero nei confronti di organizzazioni criminali e per via della cosiddetta “guerra ai signori della droga”. Quest’ultima, infatti, secondo un report di Amnesty International di febbraio 2017 ha portato alla morte più di 7.000 uomini, donne e bambini e nella conclusione viene specificato che “la polizia agisce molto spesso in assenza di prove e coloro che ne soffrono di più sono i poveri e chi vive nelle zone rurali”. Sin dall’ agosto 2016- e lo ha ripetuto in molte occasioni nel 2017- l’ONU ha pubblicamente condannato il numero esponenziale  di omicidi extragiudiziari, accusando Duterte di commettere “crimini contro l’umanità”. A questa accusa il Presidente ha prontamente risposto con la minaccia di ritirarsi dalle Nazioni Unite.

Ad aggravare la situazione purtroppo vi è  la lunga tradizione di imposizione di leggi marziali nella storia delle Filippine. La  prima occasione è stata durante la dominazione spagnola ma, più tardi nei secoli, molti dei presidenti “autoctoni” sembra abbiano apprezzato tale pratica che é stata sfruttata ogni volta che l’opposizione ha preso delle posizioni un po’ più chiare che nel passato. Il governo che viene ricordato con più timore dal popolo filippino è quello di  Ferdinand Marcos, dittatore dal 1965 al 1986, al quale Duterte ha dichiarato di ispirarsi per poter ristabilire l’ordine nella società.

Quindi, come si può facilmente intuire, Duterte più che un’eccezione é una triste prassi della difficile realtà filippina. Purtroppo, attualmente le Filippine non sono l’unico Paese dalla deriva autoritaria, basta pensare alla Turchia di Erdoğan, al Venezuela di Maduro ed agli stessi Stati Uniti di Donald Trump. Considerando il panorama internazionale, si puó dire che negli ultimi tempi l’ interesse principale dei governi nazionali sia stato estendere i propri poteri politico-economici piuttosto che rispettare i diritti umani rendendoli il principio guida delle proprie politiche.